TFR

È meglio destinare il proprio TFR alla Previdenza Complementare o lasciarlo in Azienda?

Qual è la scelta che ci permette di ottenere maggiori soddisfazioni?

In questo articolo ti spiegherò una per una le motivazioni per cui destinare il TFR alla Previdenza Complementare è la decisione più conveniente.

Partiamo dal principio con un rapido ripasso di un concetto base:

COS’È IL TFR E A COSA PUÒ SERVIRE?

È una piccola parte della retribuzione che non viene percepita in busta paga, ma che viene accantonata dall’Azienda in vista di una futura interruzione del rapporto di lavoro.

Serve per consentire al Dipendente di “ammortizzare” le conseguenze economiche di un futuro periodo di inattività lavorativa e di mancata percezione di reddito.

destinare il TFR alla Previdenza Complementare

Nell’ipotesi più ottimistica (ad oggi quasi fantasiosa) di rimanere sempre nella stessa Azienda, il TFR diventa una “liquidazione finale”.

Una premio per la carriera sotto forma di un capitale per realizzare i sogni di una vita.

Una somma che i nostri genitori forse hanno utilizzato a nostro vantaggio e che difficilmente noi riusciremo a ripetere verso i nostri figli.

Ad ogni modo, l’attuale Normativa della Previdenza Complementare (D.Lgs 253/2005) ha investito il TFR di nuova importante funzione.

Ha dato ai Dipendenti l’opportunità di utilizzarlo anche per raggiungere un obiettivo molto lontano e importante: affrontare il problema della Pensione.

In particolare, si vuole consentire loro di fronteggiare la drastica diminuzione di reddito tra lo stipendio percepito da lavoratore e quello da pensionato.

 

IN COSA CONSISTE LA SCELTA DELLA DESTINAZIONE DEL TFR?

L’alternativa è molto semplice: lasciare il TFR in Azienda ad essere gestito secondo le normali regole, o chiedere all’Azienda di accantonarlo nel nostro Fondo Pensione?

destinare il TFR alla Previdenza Complementare

Il Dipendente non deve fare nulla, oltre che dare disposizioni all’Azienda.

In particolare se decide di destinare il TFR alla Previdenza Complementare, deve solo indicare il Fondo Pensione di sua preferenza.

Sarà il Datore di Lavoro ad occuparsi periodicamente di versare le future quote di TFR dentro il suo salvadanaio.

 

IL FONDO PENSIONE PUÒ ESSERE UNO STRUMENTO DI CONTROLLO

Riflettiamo su una cosa importante: il TFR è un credito che il Dipendente vanta verso l’Azienda ed è un debito che la stessa ha nei tuoi confronti.

Prendi atto delle trattenute del TFR da ciò che leggi sulla busta paga e confidi che quelle somme siano custodite nella cassa aziendale, liquide e pronte per esserti pagate al momento giusto.

Non sempre i rapporti tra creditore e debitore filano lisci e può accadere che insorgano complicazioni, come ad esempio problemi di solvibilità.

 

Il dubbio è lecito.

 

Se scegli di destinare il TFR alla Previdenza Complementare ottieni subito un utile strumento per controllare la situazione.

destinare il TFR alla Previdenza Complementare

Accedendo ad un portale simile al tuo home banking, puoi monitorare la regolarità della contribuzione.

Il Fondo Pensione riceve il TFR e non può pretenderlo dall’Azienda ma, in caso di sua negligenza, ti consente di accorgertene prima che il problema diventi troppo grande da gestire.

 

Tutto qui il vantaggio?

 

Proprio no, abbiamo appena iniziato e ora sottolineiamo gli aspetti economicamente più interessanti.

  

C’È UN GRANDE RISPARMIO FISCALE DI CUI APPROFITTARE

Intorno alla Previdenza Complementare è stato disegnato un regime fiscale di favore, così da togliere ogni dubbio circa la convenienza di questa scelta.

Il vantaggio fiscale più grande si rivela al momento della liquidazione della prestazione, che viene percepita dal Dipendente al netto delle tasse.

Il TFR in Previdenza Complementare è tassato in modo molto più leggero.

destinare il TFR alla previdenza complementare

Se rimane in Azienda, quando viene liquidato e diventa parte del nostro reddito, il TFR è tassato secondo la scala delle aliquote IRPEF.

La più bassa di queste aliquote è il 23% per redditi fino a 15.000€ ed aumenta passando dal 27% fino al 43% per essere applicata in modo progressivo al superamento dei successivi scaglioni.

Se invece decidi di accantonarlo in Previdenza Complementare il TFR è tassato con aliquota massima del 15%.

Questa aliquota, già di per sé molto più bassa di quelle IRPEF, diminuisce di 0,30% ogni anno di permanenza nel Fondo fino ad arrivare al minimo di 9%.

 

Un rendimento certo di almeno 14%.

 

Sono soldi che rimangono nelle tue tasche anziché in quelle dello Stato.

Conosci una qualsiasi altra forma di investimento che ti garantisce un guadagno così grande?

Un buon motivo per iniziare subito a destinare il TFR alla Previdenza Complementare, non è vero?

 

QUANDO RIVEDIAMO IL TFR?

La Previdenza Complementare è stata pensata per consentire al Dipendente di accantonare risparmio per la Pensione ed è quello il momento in cui la prestazione verrebbe liquidata.

Tuttavia ci sono alcune circostanze in cui è possibile richiedere in anticipo una parte del capitale, al verificarsi di situazioni di una certa rilevanza.

Nella Normativa del Fondo Pensione sono state replicate le stesse ipotesi di Anticipazioni previste per il TFR in Azienda e sono state anche migliorate.

Ma il grande dubbio che viene ad Dipendente è il seguente:

 

Cosa succede se perdo il lavoro?

 

destinare il TFR alla previdenza complementare

Non è una cosa poi così assurda, considerati i tempi che corrono, quindi è una domanda importante a cui è opportuno dare una risposta precisa.

Se il TFR viene lasciato in Azienda, nel caso di interruzione del rapporto accade ciò per cui è accantonato: il Dipendente riceve la liquidazione.

Poco importa se si è trattato di una perdita di lavoro senza una alternativa immediata, di un cambiamento voluto dal Dipendente o anche solo un cambio di ragione sociale dell’Azienda.

Fino a poco tempo fa, al verificarsi di un evento del genere, il Fondo Pensione continuava a rimanere in vita in attesa di un nuovo Datore di lavoro che ricominciasse ad alimentarlo.

Per ottenere il riscatto parziale o totale delle somme accantonate nel Fondo Pensione occorreva attendere 12 o 48 mesi di inoccupazione.

Nel rispetto dell’obiettivo di lungo periodo e della consapevolezza del problema della Pensione, l’attesa poteva essere poco tollerabile per via di esigenze più immediate.

 

Da qualche mese è cambiato tutto.

 

È stata introdotta la nuova ipotesi del “Riscatto immediato per perdita dei requisiti” che il Dipendente può esercitare per chiedere la pronta liquidazione del suo capitale.

Per innescare questa opzione basta semplicemente dimostrare il proprio sopravvenuto stato di inoccupazione con la opportuna certificazione.

C’è da sottolineare che nella Previdenza Complementare il Dipendente può esercitare questo diritto, ma non deve necessariamente farlo per forza.

Non è detto che all’interruzione del rapporto di lavoro si determini una esigenza finanziaria, né la necessità di ricevere quel capitale, per tanti motivi.

Può quindi decidere di proseguire nella Previdenza Complementare verso il suo scopo, facendo scorrere il tempo e veder diminuire l’aliquota fiscale.

 

Poter scegliere non è forse meglio?

 

Se hai ancora anche solo un dubbio circa il vantaggio di destinare il TFR alla Previdenza Complementare, andiamo ancora avanti con il discorso.

 

QUANTO RENDE IL NOSTRO TFR?

Si, il TFR si rivaluta nel tempo! Non è una cosa su cui poniamo molta attenzione, ma anche quelle somme sono oggetto di rendimento.

destinare il TFR alla previdenza complementare

Anche e soprattutto sotto questo aspetto la decisione di destinare il TFR alla Previdenza Complementare può portare grandi vantaggi.

Se viene lasciato in Azienda, il TFR si rivaluta in misura fissa: 1,5% + 3/4 dell’indice di inflazione.

Un rendimento certo, è vero, ma anche certamente basso.

Se si decide di destinare il TFR alla Previdenza Complementare si guadagna di certo la possibilità di scegliere tra almeno 3 diverse linee di investimento sempre previste.

 

Altra possibilità di scelta, altro miglioramento

 

La più prudente delle linee è sempre una Gestione Separata, caratterizzata da sicurezza, garanzia di Capitale e aspettative di rendimento stabili.

Scegliendo questa opzione ci si può aspettare un rendimento molto simile a quello riconosciuto dall’Azienda (aggiungendo però anche il risparmio fiscale di almeno 8% di cui sopra).

Nelle altre linee si possono inseguire le opportunità dei mercati finanziari, accettando un livello di rischio che si ritiene di voler accettare.

Poter scegliere è già di per sé una vittoria, ma il vero guadagno sta nell’opportunità di rendimento.

Questa rimane comunque una scelta soggettiva e deve essere presa ragionando sulla nostra età e sul tempo che ci separa dal traguardo finale.

Avere pochi anni a disposizione obbliga ad una scelta prudente, mentre averne tanti consente di neutralizzare nel lungo periodo il rischio di perdite finanziarie.

Un’altra motivazione per iniziare prima possibile, anche già dal primo impiego.

La scelta della linea di investimento è sempre modificabile nel tempo, così da poterne sempre adeguare la rischiosità al mutare della propria situazione.

 

QUALE FONDO PENSIONE È MEGLIO PER IL TUO TFR?

Tutte queste regole ed i vantaggi che abbiamo visto insieme valgono per ogni strumento riconducibile alla Previdenza Complementare:

Se funzionano tutti allo stesso modo, allora quale soluzione scegliamo?

destinare il TFR alla Previdenza Complementare

Abbiamo capito che la scelta più conveniente è quella di destinare il TFR alla Previdenza Complementare, ma quale strumento utilizziamo?

Se ogni Fondo Pensione gode degli stessi punti di forza, per poter decidere possiamo ragionare sui fattori che li rendono diversi.

 

Riflettiamo sui rendimenti

 

Per quanto simili o paragonabili sono certamente tutti differenti tra loro e, confrontandoli, possiamo capire quale Gestore è stato più bravo.

Tuttavia i rendimenti passati non sono garanzia di quelli futuri, quindi possono essere un indizio ma non un elemento oggettivo su cui basare una scelta.

 

Parliamo dei costi

 

Quelli sono chiaramente elencati sulla carta e ci consentono sicuramente di valutare quale soluzione ha le pretese economiche più basse.

I costi possono essere tanti e diversi: quello di ingresso una tantum, quelli annuali di mantenimento, i caricamenti % sulle somme versate, ecc.

Possono esserci poi anche i costi sulle singole operazioni di anticipazione, riscatto e riallocazione finanziaria.

Ci sono sicuramente i costi di gestione che non interessano direttamente l’Aderente, ma impattano in percentuale sull’intero capitale allo stesso modo in cui lo fa il tasso di rendimento.

La loro entità può avere un peso anche rilevante sull’economicità del Fondo Pensione, a nostro svantaggio.

Per tranquillizzarti, ti faccio presente che la scelta del Fondo è modificabile ogni 2 anni verso qualsiasi altra forma di Previdenza Complementare.

 

IN CONCLUSIONE

L’obiettivo da raggiungere è importante e la scelta di destinare il TFR alla Previdenza Complementare è davvero vantaggiosa per il grande risparmio fiscale e le aspettative di rendimento.

Per individuare lo strumento più conveniente e soprattutto per farti guidare nel tempo in una strategia finanziaria efficace, anche la scelta del Consulente Assicurativo da cui farti seguire è molto importante.

Ti raccomando di affidarti a qualcuno che ti dimostri di essere competente in materia, per poter amministrare bene il tuo risparmio.

Vogliamo parlarne insieme?

Parlarne non costa davvero nulla e ti arricchirai di UTILI INFORMAZIONI.

 


SONO A DISPOSIZIONE,
per questa e per qualsiasi altra esigenza assicurativa.

Chi sono

Alessio Cioeta

Intermediario Assicurativo


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