Ci sono diverse novità per i PIR nel 2019, ma cosa cambia per i Risparmiatori?

 

Ricordiamo cosa sono i PIR?

 

I Piani Individuali di Risparmio (PIR) sono uno strumento di investimento nato nel 2017 con lo specifico obiettivo di convogliare risorse economiche verso le Aziende italiane, favorendone il finanziamento e quindi la crescita.

La normativa ha infatti previsto che il 70% del loro Patrimonio deve essere investito in titoli emessi da imprese italiane, lasciando ai Gestori la possibilità di investire liberamente solo il rimanente 30%.

PIR

Oltre che per la particolare destinazione delle somme raccolte, i PIR si distinguono dagli altri strumenti finanziari per alcune specifiche peculiarità:

  1. Risparmio Fiscale, grazie all’assenza di tassazione sui rendimenti finanziari
  2. Vincolo di detenzione di almeno 5 anni (per beneficiare del punto 1.)
  3. Alto profilo di rischio finanziario e volatilità

Per approfondire tutti i dettagli, leggi questo mio altro articolo.

Sulla base di queste particolari caratteristiche, i Piani Individuali di Risparmio sono più o meno adatti ad essere sottoscritti a seconda della tipologia di Risparmiatore.

Per questo motivo, il loro acquisto deve essere ponderato con molta attenzione.

 

MA COSA CAMBIA PER I PIR NEL 2019?

La Legge di Bilancio 2019 dedica i Commi 211-214 dell’Art.1 alle “Novità dei Piani Individuali di Risparmio“.

Ora che i tanto attesi Decreti Attuativi hanno reso ufficiali le modifiche applicate ai “PIR2” creati nel 2019, diamo un’occhiata a quale sarà il cambiamento.

 

Cambia l’Asset Allocation.

 

Ferme le previsioni iniziali circa le modalità di accesso, di contribuzione e gli aspetti fiscali, le novità riguardano solo il modo in cui il Patrimonio dei PIR viene investito.

Già nella prima versione è previsto un vincolo di diversificazione nell’investimento della quota del 70% del Patrimonio destinato alle imprese italiane, con lo scopo di finanziare le giuste Aziende con quelle risorse.

Almeno una quota del 30% di quella somma deve infatti essere investito in titoli non quotati nel FTSE Mib (ovvero emessi da Società con grande capitalizzazione), ma in altri segmenti minori di Borsa Italiana Spa:

  • MidCap (riservato a titoli di Società con media capitalizzazione);
  • Star (dedicato a Società con alti requisiti di eccellenza);
  • Standard (per Società con capitalizzazione 40Mln€ – 1Mld€, ma che non soddisfano particolari altri requisiti);
  • AIM (dedicato a PMI in cerca di capitali per finanziare la propria crescita).

Non erano previsti specifici sotto-limiti da rispettare nell’investire in titoli emessi da Società quotate in ciascuno di quei segmenti.

 

Adesso come funzionerà?

 

I nuovi PIR nel 2019 dovranno rispettare due vincoli più stringenti.

 

PIR nel 2019


Nei nuovi PIR l’investimento
di almeno il 7% Pel patrimonio complessivo (quindi il 10% della quota del 70% destinato a titoli di imprese italiane) deve essere così suddiviso:

  • almeno il 3,5% in titoli scambiati su Sistemi Multilaterali di Negoziazione;
  • almeno il 3,5% in quote o azioni di Fondi per il Venture Capital istituiti in Italia.

I Sistemi Multilaterali di Negoziazione (Multilateral Trading Facilities – MTF) sono sistemi privati di contrattazione aperti alla negoziazione di strumenti finanziari quotati presso una Borsa, senza compiti regolamentari di ammissione e informativa.

Il Venture capital è una attività di investimento in capitale di rischio di Aziende non quotate, in fase di start up, caratterizzate da un elevato potenziale di crescita.

Le PMI i cui titoli verranno finanziati tramite entrambi questi canali non potranno ricevere una somma superiore a 15 milioni di Euro ed inoltre dovranno essere attive da non oltre 7 anni a far data dalla prima vendita commerciale di un loro prodotto.

 

COSA COMPORTANO I NUOVO VINCOLI?

Nel prevedere questi nuovi e più specifici vincoli, l’intenzione del Legislatore è stata quella di rendere più efficace la funzione dei PIR nel fornire supporto finanziario all’Economia Reale.

In particolare, l’effetto di questi sotto-limiti di investimento da rispettare sarà quello di interessare le Aziende che più necessitano di sostegno economico poiché meno visibili e raggiungibili dagli investitori che guardano nei mercati quotati.

Con questa nuova impostazione tuttavia si crea una criticità.

curiosità

I nuovi vincoli che sono stati impostati non sono semplici da rispettare e mettono in grande difficoltà le Società di Gestione di Risparmio che li amministrano.

In un mercato dei Venture Capital così poco sviluppato e scarsamente popolato da Aziende che emettono titoli alla ricerca di finanziamento, ci sono poche alternative di investimento verso cui destinare il Patrimonio dei PIR emessi nel 2019.

Alcune grandi SGR hanno addirittura bloccato l’emissione di nuovi PIR e tante altre sono molto caute nell’inserirsi in questo settore.

 

COSA CAMBIA PER I RISPARMIATORI?

Per chi ha sottoscritto un PIR entro la fine del 2018 non cambia nulla e può continuare ad alimentare il proprio investimento senza variazioni.

Anche adesso che l’ufficialità dei nuovi requisiti rende possibile l’emissione dei nuovi PIR nel 2019, per i nuovi sottoscrittori non ci saranno particolari conseguenze.

Le modalità di sottoscrizione e di contribuzione ed anche i benefici fiscali sono gli stessi.

L’unica sottile differenza sarà la maggiore rischiosità dell’investimento, condizionata dal fatto che una parte del Patrimonio verrà investita in titoli emessi da Società piccole, ambiziose e impegnate in business anche molto avventurosi ed aleatori.

 

Cosa conviene fare?

 

Per chi ha un capitale o dei risparmi da investire, i PIR sono ancora una buona opportunità su cui scommettere?

Certo che si, ma dobbiamo ponderare bene il loro acquisto in base ai nostri obiettivi di rendimento, all’orizzonte temporale che abbiamo davanti ed anche e soprattutto alle nostre altre scelte di investimento.

Tre concetti fondamentali a cui fare attenzione:

 

  • CONSAPEVOLEZZA
  • COERENZA
  • DIVERSIFICAZIONE

 

PIR

Il risparmio fiscale dei PIR consiste nell’assenza di tassazione sui guadagni finanziari (c.d. capital gain) e quindi per avere beneficio significativo occorre investire somme importanti ed aspettare che i rendimenti siano consistenti.

Per avere l’aspettativa di grandi rendimenti occorre sopportare un alto rischio che, al contrario, si verifichino delle perdite.

Di certo non è consigliabile fare questa scommessa con tutti i nostri risparmi, ma al contrario è bene bilanciare la rischiosità dell’investimento con soluzioni diverse.

Sempre per attendere grandi rendimenti e per beneficiare del risparmio fiscale, è necessario avere pazienza ed un orizzonte temporale di almeno 5 anni.

Sottolineo “almeno” poiché l’andamento dei titoli azionari tende ad avere una curva positiva solo nel lungo / lunghissimo periodo.

 

COSA TI CONSIGLIO DI FARE?

Se vogliamo risparmiare per un progetto ci sono tanti modi per raggiungere l’obiettivo.

Per ottenere il risultato migliore, occorre scegliere lo strumento che più si adatta alle nostre esigenze ed alle caratteristiche del progetto che vogliamo realizzare.

risparmiare per un progetto

Se il nostro obiettivo è quello di risparmiare per la vecchiaia, prima ancora di investire in un PIR è più consigliabile considerare un Fondo Pensione, anche e soprattutto per il grande risparmio fiscale che nasce dalla deducibilità e tassazione agevolata.

Se vogliamo mantenere il nostro risparmio liquido e al sicuro dal rischio finanziario, possiamo impiegarlo in una Gestione Separata, anche solo per toglierlo dal C/C Bancario ed evitare che venga eroso dai costi fissi e dall’inflazione nel corso degli anni.

Per concludere, la cosa migliore da fare è riflettere, raccogliere tutte le informazioni possibili e valutare con attenzione tutte le alternative.

 

Vogliamo parlarne insieme?

Parlarne non costa davvero nulla e ti arricchirai di UTILI INFORMAZIONI.

 


SONO A DISPOSIZIONE,
per questa e per qualsiasi altra esigenza assicurativa.

Alessio Cioeta

INTERMEDIARIO ASSICURATIVO

Chi sono



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